Calo Baja Guarienti La guerra dei montanari. Visualizza ingrandito

Calo Baja Guarienti La guerra dei montanari.

978-88-96183-06-9

Nuovo prodotto

Guelfi e Ghibellini, fra Reggio, Frignano e Garfagnana.

Formato: 15x21. Pag. 136. Ill. B/N.

Tiratura 2010, 500 copie.

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Abstract

All’inizio del Cinquecento, mentre gli eserciti di tutta Europa, in Italia, si contendono il dominio della Penisola, nelle valli appenniniche reggiane, modenesi e della Garfagnana governata dall’Ariosto, montanari capeggiati da Domenico Amorotto e Cato da Castagneto, si scontrano in una guerra sanguinosa di bande, agguati e scontri cruenti.

In molti luoghi le Guerre d’Italia riportano in auge gli antichi colori dei guelfi e dei ghibellini. Nel XVI secolo l’antica opposizione fra le fazioni, ormai del tutto disgiunta dalle sue radici medievali, ha perduto ogni significato che esuli dalla realtà politica contingente e l’utilizzo di termini come «guelfo» e «ghibellino» è in questi anni parte di un linguaggio convenzionale utilizzato per segnalare l’appartenenza ad una consorteria: a Modena e a Reggio, all’inizio del secolo, le famiglie «ghibelline» si schierano al fianco del governo papale prendendo il nome alternativo di «ecclesiastici», mentre quelle «guelfe» mantengono un forte legame con la casa d’Este prendendo il nome di «ducali». Giambattista Bebbi, gentiluomo di famiglia guelfa e autore di una dettagliata ricostruzione degli scontri che insanguinano le strade di Reggio nel primo ventennio del secolo, riassume perfettamente lo spirito autentico celato sotto ai nomi:

Come, e con qual nome si chiamassero queste parti sono diversi i pareri. Alcuni per torre via l’occasione a’ discendenti di malavoglienza sotto questo nome di guelfo, e gibellino seppelliscono il vero nome delle parti. Ma perché l’historia per timore non dee la verità giamai nascondere, […] il vero mi sforzerò sempre di raccontare. Mentre sotto l’impero del duca Alfonso queste discordie havevan luogo nella nostra città, si possono con miglior ragione le parti l’una de’ Bebij, l’altra degli Scaioli nominare. […] Ma ne tumulti seguiti dopo l’occupata città da Giulio secondo pontefice, ciascuno più ragionevolmente questa ducale, quella ecclesiastica parte nominare parrà.

Se nelle strade cittadine si scontrano quotidianamente compagnie di giovani strette intorno ai membri delle principali famiglie coinvolte nella battaglia politica, fra i valichi montani si combatte una guerra fatta di rapide incursioni e saccheggi nei territori controllati dalla fazione nemica; i capi di queste truppe irregolari sono spesso esponenti di famiglie di rilievo sociale minore, ma capaci di ritagliarsi – grazie ad appoggi politici e a doti personali – un ruolo di primo piano nel clima di guerra permanente di questi anni.

È il caso dei due protagonisti dello scontro che si svolge sul confine fra la montagna reggiana e quella modenese durante la dominazione papale delle due città: il carpinetano Domenico de’ Bretti, capo ghibellino noto ai contemporanei e alla tradizione successiva come Domenico d’Amorotto e il frignanese Cato da Castagneto, leader delle bande guelfe dell’Appennino modenese.

Introduzione di Cesarina Casanova e saggio, postumo, di Albano Sorbelli.