Vittorio Bocchi Il Cigno degli Andreasi. Visualizza ingrandito

Vittorio Bocchi Il Cigno degli Andreasi.

88-901518-06-2

Nuovo prodotto

Formato: 15x21. Pag. 120. Ill. B/N. 

Tiratura 2006, 800 copie.

Maggiori dettagli

107 Articoli

10,00 € tasse incl.

Abstract

Carbonara di Po e la pianura mantovana sud orientale sono i soggetti del volume. Dall’antichità al secolo appena concluso, appunti di storia del territorio in riva al grande fiume. 

Il territorio dove oggi sorgono Carbonara di Po e le sue frazioni è il frutto di una secolare interazione tra l’uomo ed il fiume. L’incessante sforzo da parte del primo nel plasmare terra buona da coltivare ed abitare, si scontra con l’inesorabile potenza del secondo, il quale, divorando argini, può cancellare in un istante ogni opera.

Indagini archeologiche hanno messo in luce un sito preistorico tra Carbonara e Borgofranco, vestigia di piccoli insediamenti che probabilmente occupavano i dossi circondati dai vari corsi del fiume. In epoca romana la zona, a causa della sua natura selvaggia, non ha certo visto la massiccia centuriazione che ancora oggi segna il terreno d’altri siti mantovani, ma insediamenti c’erano, ed anche importanti. In località Carbonarola è riaffiorata una necropoli, rivelando due tombe intatte con corredi (bracciali, monete) databili al IV secolo d.C.; essa è riconducibile alla presenza di una villa romana che ha restituito reperti databili tra il I ed il IV/V secolo d.C.. Nel 1874, durante dei lavori di sterro, fu scoperto un tratto di via che aveva tutta l’aria di risalire all’epoca romana. Questi ritrovamenti, registrati e studiati con scrupolo dall’archeologo Gaetano Mantovani, avvalorano l’ipotesi della presenza di tracciati secondari rispetto alla via detta Emilia-Altinate. Essa probabilmente scorreva più a est; i percorsi in questione potevano giungere dai luoghi dove sorge l’attuale Mirandola fino al traghetto sul Po di Sermide, costeggiando il corso del fiume ed insistendo sui dossi sovrastanti le sacche paludose del territorio dove oggi è posta Carbonara. La non usuale ricchezza dei corredi rinvenuti nelle sepolture può essere perciò legata alla presenza delle vie di comunicazione romane, le quali avrebbero permesso uno sviluppo economico decisamente più stimolante di quello che una misera agricoltura da palude poteva offrire.

In Appendice breve compendio archeologico di Valerio Ferrari e una cronologia storica di fatti, avvenimenti e peculiarità locali carbonaresi di Annamaria Andreoli.