Alberto Cenci, Patrizia Cremonini Torte, Elisir Segreti e Prosciutti. Visualizza ingrandito

Alberto Cenci, Patrizia Cremonini Torte, Elisir Segreti e Prosciutti.

978-88-96183-07-6

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Formato: 11x24. Pag. 120. Ill. B/N. 

Ristampa 2012, 300 copie.

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Abstract

Rimedi curativi, ricette culinarie di piatti scomparsi, appunti gastronomici da paesi lontani. Il tutto proveniente da un fondo archivistico, della Corte Estense di Modena, che raggruppa i testi originali di oltre 200 scritti, dalla fine del Cinquecento all’ Ottocento preunitario. Curiosità e acquolina in bocca invogliano il lettore a sperimentare tra i fornelli… Con alcune delle prime pubblicità di questi cibi medicamentosi.

In questo campo salutistico, ancora ancorato all’ambiente monastico (qui rappresentato da un padre cappuccino, tal Francesco Maria da Modena, e richiamato dall’espressione “me lo insegnò una monaca”), la necessità di recuperare il perduto benessere fa sconfinare nel più vicino mondo animale, ricavandone ingredienti dalle parti molli o più vitali o dagli “involucri” connessi alla nascita (grasso di pesci di fiumi, d’anguilla e di vipera, cervello di lepre, membro di volpe, testa di lucertola, fieli di gallo, aquila e toro, e infine i “gusci d’ovo dove son nati i pulcini”). Talvolta emergono superstizioni radicate, così che persino il “sangue d’homo di pel rosso” diviene elemento per la sanità. Non va comunque trascurato che l’esiguità del numero delle vere e proprie ricette culinarie, rendendo scomodo il ricorso ad un’unità conservativa a sé stante, può aver pragmaticamente condizionato questo tipo di conservazione unitaria, riunendo assieme ritrovati medici, farmaceutici, erboristici, esoterici, gastronomici e finanche metodi per la tenuta della casa (come rendere bianchi i teli, come ripulire i dipinti, come fare buon inchiostro ecc.).

Questa raccolta offre una rapida carrellata attraverso la storia della cucina. Qui troviamo infatti sofisticate e costose ricette seicentesche che richiamano tempi ancor più antichi, dal sapore medievale e cinquecentesco (quando il valore economico degli ingredienti, segnando lo status simbol della famiglia, iniziò a influire nella gastronomia introducendo nuovi gusti), in cui zucchero, cannella, pinoli, muschio, acqua di rosa e di cedro e spezie orientali abbondano in piatti di carne che il nostro gusto moderno impedisce di chiamare secondi. I loro nomi antichi o desueti ne sono conferma, “Bianco Mangiare”, “Bisca”, “Minestra alla fantastica”, “Intingolo bastardo” e le “Latade”, sorprendenti bevande a base di semi di meloni. Di alcuni tipi di salsiccia in cui a piacere si può arrivare a mettere quantità diverse di uva passa, confetti e marzapane (XVII sec. n. 53, XVIII sec. n. 57.3) l’ancora viva, profumatamente intensa, salama da sugo è al confronto un parente delicato.