Francesco V d’Austria Este Osservazioni sulle risorse dello Stato Estense. Visualizza ingrandito

Francesco V d’Austria Este Osservazioni sulle risorse dello Stato Estense.

88-901518-1-1

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Formato: 15x21. Pag. 112. Ill. B/N.

Tiratura 2006, 800 copie.

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10,00 € tasse incl.

Abstract

Una riflessione dell’ultimo Sovrano Estense che, ancora principe ereditario, che ci mostra la sua mentalità imprenditoriale descrivendo i territori (e le loro potenzialità economico-sociali) di Modena, Reggio E. Massa e Carrara, Frignano, Lunigiana e Garfagnana a metà Ottocento. Completano il volume alcuni brani tratti dalla Statistica di Carlo Roncaglia, inerenti irrigazione, bonifiche e corsi d’acqua. Di seguito un brano sulla nascita dell'industria locale:

"Ora consideriamo un poco in quali partite potrebbonsi aumentare le attività e diminuire le passività. Quanto all’industria manifatturiera questa ammenché non si formasse una lega doganale fra gli Stati italiani come lo fecero i tedeschi con tanto vantaggio dell’industria, del commercio, delle finanze e della sanità ed omogeneità dello spirito nazionale non mi pare che potrebbe sostenere la concorrenza straniera ammenchè non si impieghino macchine a vapore ed altre, le quali a lor volta richiedono grandi capitali, che lo Stato Estense non ha, ed un campo vasto per spacciare i loro prodotti che la piccolezza del Ducato e le barriere delle linee doganali, degli altri Stati, non gli concedono. Perciò senza (...) Italiano ed Austro-Italico, forse meglio ancora Austro – Germano – Italico, è impossibile che lo Stato Estense abbia un’industria manifatturiera in grande, principalmente se si tratta di prodotti non indigeni. Quanto a manifatture di prodotti indigeni crederei che soprattutto quelle di stoffe di seta, sarebbero possibili e di grande conto, già e fors’anche di panni ordinarii essendovi molte pecore in montagna. I generi coloniali di cotone, alcuni panni e stoffe, i metalli, amenoché non si trovassero miniere, rimarrebbero sempre passività. Quanto ai grani anch’essi difficilmente potrebbero ridursi attivi, i molti prati per mantenere il bestiame tolgono una gran superficie di terreno al guano, che in anni ordinari ci viene per quasi 1/3 del consumo introdotto dall’estero".