Autori vari Spentolar Pisano Visualizza ingrandito

Autori Vari Spentolar Pisano

978-88-96183-65-6.

Nuovo prodotto

Risate, ricette e anni passati ai fornelli in un’antica chiesa.

Formato: 15x21. Pag. 318. 

Tiratura 2017, 160 copie.

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12,00 €

Abstract

Sant’Omobono è un’istituzione pisana antica ed “immutabile”. Prima, però, di diventare una conosciutissima trattoria del centro è stata una chiesa duecentesca, poi ha ospitato diverse botteghe. Rimane un riferimento a tavola, non solo per i toscani. Testi di: Simone Frendo, Luca Ghinzani, Giuseppe Meucci, Daniela Stiaffini e Fabrizio D'Angelo che ci racconta "I gradini che portano dalla strada alla sala del ristorante e alla grande colonna li ho discesi per la prima volta nel 1992. In compagnia del mio amico Monti. Mi voleva presentare il proprietario, e suo sodale, Simone.
L’accoglienza di Simone, per tutti “il Frendo”, fu quella solita: uno sguardo in tralice, un’esclamazione del tipo “siamo chiusi!”, una battuta offensiva. Insomma, il suo buonasera per gli amici.
Cominciò così, in modo improbabile, la mia storia d’amore col S. Omobono.
Da studente fuori sede era vitale trovare qualche pisano che ti prendesse a benvolere. Pena una lunga serie di cene solitarie.
Io ebbi la fortuna di essere adottato da due ristoranti e anche dai loro rispettivi proprietari. Marco e Ago della Mescita e il Frendo, appunto.
Fu così che, da giovane napoletano cresciuto a Milano, feci al S. Omobono la mia conoscenza con le brachette alla renaiola, la zuppa toscana, la tagliata (che al Nord ancora non usava come oggi…) e, soprattutto, con la mitica trippa alla pisana di Oriana.
Oriana era la grande cuoca della trattoria. Materna e solare, sempre gentile e generosa nelle porzioni. E la sua trippa era, oltre che una vellutata carezza per il palato, un miracolo di equilibrio e sapore. Con sopra un monte di parmigiano reggiano. Quella trippa aveva tutto: era elegante, nutriente, sempre ben insugata e con quanto parmigiano volevi. La scarpetta di fine piatto era un fatto quasi religioso".

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