Vie, viaggi e viaggiatori attraverso l'Appennino antico Visualizza ingrandito

Vie, viaggi e viaggiatori attraverso l'Appennino antico

978-88-96183-05-9

Nuovo prodotto

Formato: 17x24. Pag. 120. Ill. B/N.

Tiratura 2007, 600 copie.

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12,00 €

Abstract

Questo volume di atti contiene i seguenti contributi:

James Tirabassi: “Le valli dell’Enza e del Secchia - Lo sfruttamento delle risorse geominerarie dell’Appennino emiliano nel corso della Preistoria e della Protostoria, come testimonianza dei contatti nei versanti”; Roberto Ricci: “Il tema storiografico del Viaggio Medioevale”; Giuliano Adorni: “Utopia e profezia nell’itinerario di Dante, dalla Terra all’Empireo”; Luigi Pellizzoni: 1714, viaggio Reale in Appennino, da Parma e Sestri Levante”; Giuseppe Giovannelli: “Prospero Fantuzzi e i viaggi dall’Emilia al Tirreno nel primo Ottocento”; Patrizio Prampolini: “L’escursionismo in Appennino dall’élite alla pratica di tanti”; Rosaria Petrongari: “La geografia della velocità, nuovi scenari dalla TAV a Reggio”; Aldino Marmiroli: “Numeri e dati di chi viaggia sui sentieri”. Ghirelli scrive. "Le testimonianze più antiche della presenza umana nel bercetese risalgono al Paleolitico, l’antica età della pietra vissuta da comunità nomadi di cacciatori-raccoglitori, per le quali è di determinante  importanza ricercare, trovare  e sfruttare fonti di approvvigionamento della selce. E’ questa una roccia la cui formazione è legata ad ambienti sedimentari marini, composta essenzialmente da silice, ad alto grado di durezza ma ad elevato grado di fragilità, dotata di una vetrosità che ne facilitava il processo di scheggiatura e per questo motivo molto ricercata e sfruttata dall’uomo preistorico, perchè particolarmente adatta ad essere trasformata, mediante tecniche di lavorazione che evolvono nel tempo, in strumenti per le necessità del vivere quotidiano: lame per tagliare, grattatoi e raschiatoi per lavorare la carne e le  pelli, ma anche armi a ritocco foliato come pugnali e cuspidi di freccia Se tralasciamo le importantissime officine preistoriche del monte Lama di Bardi, essendo queste in diaspro-radiolarite, il bercetese ospita l’unica cava di selce finora conosciuta nel Parmense, localizzata su di un’altura rocciosa in località La Riva di Casaselvatica,appartenente alla formazione geologica dei Calcari a Calpionelle (figg. 1-2). Il lavoro dell’uomo consisteva nel frantumare, con percussori in pietra dura, la bancata calcarea, creando dei fronti di cavatura e fors’anche delle gallerie da cui si estraevano listee noduli lenticolari di selce da scheggiare, che qui sono numerosi, sia integri che spezzati (figg. 3-4). Purtroppo la vegetazione folta e la grande quantità di detriti alla base del poggio de La Riva non consente oggi di identificare queste nicchie di estrazione, la cui presenza è però da ritenere più che probabile in considerazione dell’esistenza sul sito di reperti autentici e non solo di materiale scheggiato d’origine naturale. Lo sfruttamento di questa cava di selce,che offre materia prima di qualità e con colori differenti solo qualche anno fa giudicata a torto dagli specialisti come materiale d’importazione dalle Prealpi,  è documentata, anche se da un solo strumento, nel periodo Gravettiano del Paleolitico, circa 20.000 anni fa, ma è proseguita certamente fino all’epoca dei Metalli e probabilmente anche molto oltre".